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Il maggio di Silvia

  • Jan. 20th, 2009 at 10:02 PM

Silvia ha perduto tutti i domani;

vede il suo nome sbranato dai cani;

che nel paese non vengono meno;

a sparger gratuito il loro veleno;

di bocca in bocca passa il suo viso;

sul quale è sfumato per sempre il sorriso;

 

A Silvia è rimasto solo il coraggio;

e una bimba che nascerà in maggio;

e questo è il ricordo che si porta nel petto;

di chi del suo cuore non ebbe rispetto;

di chi prese il suo corpo una volta soltanto;

lasciandola appesa al muro del pianto;

 

Silvia ti han spento la luce negl’occhi;

con lacrime calde che cadono a fiocchi;

la schiena piegata e il tuo corpo stanco;

uccidono il sogno di un abito bianco;

un mazzo di fiori e una pioggia di riso;

sarebbero stati il tuo paradiso;

 

Silvia da sola in un letto bagnato;

ha partorito il suo ultimo fiato;

lascia il mio mondo in una calda mattina;

ma non abbastanza da scioglier la brina;

nel mare del tempo il suo ricordo è volato;

col fiore di maggio da lei germogliato;

in una bambina il suo volto è tornato;

col fiore di maggio da lei germogliato.



Lorenzo Z.






UNTITLE

  • Dec. 9th, 2008 at 11:41 PM

Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta la vita nell’istante prima di morire. Prima di tutto, quell’istante non è affatto un istante. Si allunga. Per  sempre, come un oceano di tempo. Per me… fu… lo starmene sdraiato al campeggio dei Boyscout a guardare le stelle cadenti. Le foglie gialle, degli aceri che fiancheggiavano la nostra strada. Le mani di mia nonna e come la sua pelle sembrava di carta. E la prima volta che da mio cugino Tony vidi la sua nuovissima Firebird. E Jane… e Jane. E Carolyn.

Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo ma, è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme ed è troppo. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare e poi mi ricordo di rilassarmi e smetto di cercare di tenermela stretta e dopo scorre attraverso me come pioggia; ed io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida, piccola vita.

Non avete la minima idea di cosa sto parlando; ne sono sicuro. Ma non preoccupatevi… un giorno l’avrete.

 

 

Tratto dal film “AMERICAN BEAUTY”.

CARTOLINA

  • Jul. 21st, 2008 at 10:04 PM

                                        


Non avendo più tanto tempo per scrivere, ho deciso di spedirvi una cartolina dalla mia lontana terra; come fanno quelli che vanno in vacanza.... mi mancate. A presto, anzi: pace, fiori e Cicciolina, alla prossima.


Lorenzo Z.

Al cinema con Desmolorenz

  • Apr. 1st, 2008 at 11:19 PM

Come avrete capito dai vari riferimenti sparsi su questo blog, sono un fan dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Da bravo ammiratore sono anche iscritto al loro sito, in modo tale da ricevere via e-mail le ultime news sul gruppo e sapere in anticipo le date dei concerti e delle manifestazioni alle quali essi partecipano.

Esattamente l’ 11/02/2008 ricevetti “codesta” mail:

 

TreAllegriRagazziMortiNews

 

Il premio Oscar Gabriele Salvatores ha chiesto a Tre allegri ragazzi morti una
collaborazione per il suo prossimo film "Come Dio comanda", tratto dall'ultimo omonimo
romanzo di Niccolò Ammaniti.

Durante un concerto punk in un centro sociale, il protagonista cerca nel giovane pubblico
una donna. Il gruppo sarà Tre allegri ragazzi morti, il centro sociale sarà il Deposito
Giordani di Pordenone, il protagonista sarà Filippo Timi e il pubblico... sarete voi!
Il giorno delle riprese, venerdì 21 marzo, diventerà quindi un avvenimento speciale per
vivere un'esperienza dentro il set di un importante film in compagnia del trio mascherato,
che per l'occasione ha scritto e presenterà una canzone nuova di zecca. Le presenze sono
limitate al numero di 150. Gli orari di ripresa saranno dalle 13.00 alle 21.00. Dalle 21.00
in poi Tre allegri ragazzi morti e Deposito Giordani organizzeranno una festa per troupe,
comparse e pubblico.

Se volete partecipare dovete spedire un'e-mail a info@pragmastudio.net dal titolo "Tre
allegri ragazzi morti" contenente le seguenti informazioni:

 

-         Due foto recenti: primo piano e figura intera.

-         Nome e cognome.

-         Indirizzo di residenza, numero civico, CAP e città.

-         Recapito telefonico.

-         Data e luogo di nascita (bisogna avere tra i 18 e i 35 anni), altezza, peso, taglia e piede.

-         Codice fiscale.

-         Se collocati, numero e data di decorrenza dell'iscrizione alla lista unica dello spettacolo.

 

Per ulteriori informazioni chiamare, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, dal
lunedì al venerdì, i seguenti numeri: 393/9378547 e 393/9478753.

 

Io naturalmente ho spedito tutto; eeeeeeeeee… preso!

 

 

Sicuro che nel film non mi si vede. Ma se andrete a vederlo e se terrete ben in mente questo post, anche voi , nella scena girata nel centro sociale, potrete dire…. DESMOLORENZ C’E’!

 

 

Lorenzo Z.

 

 

Sulle rive dell'Arrone

  • Mar. 3rd, 2008 at 6:15 PM

Scusami sono un po' confuso
dopo i trent'anni dicono che sia normale
che succede a tutti
nessuno escluso
e meno male che ho l'istinto e l'abitudine
ad arginare questo vuoto di inquietudine
perché se avessi meno cose per cui correre
dovrei guardare in faccia il buio
farmi raggiungere
Pesano senz'altro i miei trascorsi
sulle rive dell'Arrone
in questo modo di guardarsi da una nuova angolazione
pesa il fatto di non essere coperti dal segnale
e non è niente male
ma non è niente male
Ma c'era lei
c'era lei c'era lei
c'era sempre lei
era sempre lei solo lei
è vero era lei
la mia destinazione
io come un pendolino
verso la sua stazione
era davvero lei
vi sembrerà scontato
ma non si vede un velo
finchè non s'è levato
è vero era lei
tutta la sofferenza
lei era malattia e poi e poi
e poi convalescenza
era soltanto lei
a dare un ritmo al tempo
lei che rubava luce
e regalava vento
E fu per lei che un giorno
si inventò l?inferno
il senso più malato
della parola eterno
si è vero era lei
tutta la sofferenza
lei era malattia e poi e poi
e poi convalescenza
Ed era sempre lei
la mia filosofia l?integralismo puro
la vera ortodossia
e ancora lei la nota
che ho sempre avuto in testa
la bocca disegnata
dalla mia mano destra
E meno male che ho l'istinto e l'abitudine
ad arginare questo vuoto di inquietudine
Dovrei guardare in faccia il buio
farmi raggiungere
Pesano senz'altro i miei trascorsi
sulle rive dell?Arrone
in questo modo di guardarsi
da una nuova angolazione
pesa il fatto di non essere coperti dal segnale
e non è affatto male
non è affatto male
È vero era lei
la mia destinazione
io come un pendolare
dentro la sua stazione

Daniele Silvestri

PS: dedicata a Bamby

.. tra miele e Lexotan...

  • Feb. 26th, 2008 at 10:57 PM

Sarà il tempo o la stagione, sarà che ultimamente preferisco il passato al presente o forse, sarà più semplicemente che, quando gioco troppo a palla con il mio cervello finisco per diventare sentimentale. Era da tanto che non venivi a farmi visita e ti dirò, non ne sentivo affatto la mancanza.

Quelle immagini che sembrano fotogrammi di un cartone giapponese mi lasciano sempre un sapore amaro in bocca, come di sconfitta; e io odio perdere, soprattutto quando l’altro giocatore sei tu, anzi preciso, odio perdere solo quando l’altro giocatore sei tu.

Nonostante tutto, questa volta non mi rechi tanto disturbo, guarda… ti dirò, quasi quasi mi fa anche un po’ di piacere. Se tu fossi qui davanti a me in questo momento, di sicuro mi bloccherei e non riuscirei ad aprir bocca e tu diresti la tua immancabile frase:”..lo sapevo, sei il solito stronzetto”. Mi piacerebbe sentirmela dire ancora una volta, anche se so, che subito dopo m’incazzerei e ti terrei il muso.

Già, sembra strano, ma non sono riuscito a scordare nemmeno il più piccolo e insignificante particolare, quello che ci dicevamo, com’eravamo vestiti e la musica che preferivamo ascoltare, mentre ci mostravamo occupati a non sentire il freddo dell’inverno. Solo due cose non mi tornano più alla mente: il tragitto d’andata (non me ne ricordo nemmeno uno) e il tuo odore; il che è strano perché è una delle prime cose che cerco di sentire in una persona. La strada che percorrevo per tornare a casa, però, quella me la ricordo bene o meglio, ricordo il buio e un forte senso d’angoscia; come quello che ti viene il primo giorno di scuola mentre sei sull’autobus, quando devi tornare in un posto che non ti piace dopo un lungo periodo di vacanza.

Nel giro di poco tempo abbiamo consumato un lembo di vita, che le normali persone, terminano in un’intera esistenza, ma è giusto che quando ci s’incontra tra “alieni “ sia così, o almeno credo.

Purtroppo se ne sono andati via presto anche i disegni che facevi con le dita sui vetri appannati dell’auto e tuttora, non esiste foto o documento, che possa testimoniare in fatto che noi eravamo li, in quello specifico posto e in quel determinato momento.

Le uniche cose che mi rimangono, sono quella sorda atarassia che ho sviluppato nei tuoi confronti e  quella strana sensazione che hai quando vedi la tua auto guidata da un altro, quel senso di inadeguatezza che mi coglie di sorpresa, quando di notte, l’insonnia viene a rubarmi il sonno e mentre faccio l’equilibrista sulla linea bianca che separa i due sensi di marcia fumando una sigaretta, ripenso a quell’inverno ormai andato, trascorso tra nebbia, miele e Lexotan.

 

Lorenzo Z.   

 

Solo con DESMOCARD

  • Jan. 29th, 2008 at 10:56 PM

Gita in barca con gli amici; 80€ al mese con DESMOCARD.



Andare in campeggio e svegliarsi in “tenda”; 80€ al mese con DESMOCARD.


Passare un pomeriggio con due “amici” a pagamento; 80€ al mese con DESMOCARD.



Corso d’origami; 80€ al mese con DESMOCARD.


Visita dentistica; 80€ al mese con DESMOCARD.



Assaggiare del buon cioccolato svizzero; 80€ al mese con DESMOCARD.*



Aprire la propria posta elettronica e scoprire, dopo 27 anni, di possedere una vagina non ha prezzo. Per tutto il resto c’è DESMOCARD.



* E’ logico pensare che la sostanza marrone posta sul dito del protagonista della foto, sia veramente cioccolato. In ogni caso la direzione del desmolorenz.livejournal.com sconsiglia vivamente di infilare le dita o qualsiasi altro oggetto invasivo negl’orifizi anali dei propri amici.

Lorenzo Z.

PS: tutti i diritti delle immagini da Voi visionate sono proprietà esclusiva di: I RAGAZZI DI BUENOS AIRES. L’uso improprio di tale materiale costituisce reato e pertanto perseguibile penalmente.




Meteore...

  • Jan. 3rd, 2008 at 9:05 PM

Ero appena tornato a casa, più o meno saranno state le due di notte. Mi sono messo a guardare uno di quei soliti programmi che passa la RAI a quell’ora. Si, una di quelle trasmissioni che guardi quando vuoi prendere sonno oppure quando il canale dove c’è “Giglian” va male.

Per essere più preciso, questa trasmissione trattava come argomento la CARTA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA. Un signore munito di microfono si aggirava fuori dalle università, avvicinava gli studenti e chiedeva loro di leggere e commentare un articolo della nostra costituzione.

Proprio mentre mi stavo togliendo la maglietta, chi ti vedo? Gesù, era proprio lui. In un batter di ciglio avevo già infilato le batterie nella mia fotocamera e puntando l’obbiettivo verso la TV, l’ho immortalato in uno scatto da far invidia anche alle ragazze del “magARI fosse oVALE”.

Ed ora beccatevelo, è tutto per voi.

 





Lorenzo Z.

Paura e Delirio a Scardovari

  • Dec. 30th, 2007 at 5:42 PM

Sono seduto su quella cazzo di sedia da non so quanto tempo, letteralmente ipnotizzato dalla televisione. Mi volto distrattamente e dalla cortina di fumo che avvolge la stanza riesco ad intravedere l’orologio. Sono appena passate le ventidue e mi rendo conto che ho poco tempo, che ho ancora gente da vedere e quattro chiacchiere da fare; quindi mi alzo, ringrazio tutti per l’ospitalità e m’incammino verso l’uscio.

Salgo in macchina e fin lì tutto bene, ma nello stesso istante in cui giro le chiavi per accendere il mio veicolo, sono pervaso da un brivido gelido che mi scivola lungo tutto il corpo. A quel punto comincia ad insinuarsi in me il dubbio che la serata possa prendere poco a poco una brutta piega. Ho ancora un freddo terribile, tremo assai, la macchina è gelata e alzare il riscaldamento non serve a niente. Decido in ogni caso di partire e nell’inserire la retromarcia sento l’insistente bip bip  dei sensori di parcheggio posteriori rimbombarmi nelle orecchie. Mi volto e mi accorgo che l’auto di Paola è parcheggiata proprio dietro la mia. Nonostante abbia a disposizione un intero piazzale per fare manovra, entro nel panico più completo, comincio a sudare freddo e mi sento come immobilizzato. Inserisco la prima marcia e giro il volante, mi dispongo in modo tale da potermi mettere in strada in retro senza avere troppi problemi. Giro non so quante volte la testa avanti e in dietro per controllare se ci sono ostacoli pur essendo consapevole d’avere metri su metri di spazio libero sia a destra che a sinistra, poi mi decido, lascio andare la frizione e via su in strada (naturalmente dopo aver controllato circa 5000 volte che da entrambi i sensi di marcia non arrivassero automobili).

Il mio primo pensiero è stato: “ahhhhh finalmente!”

Abbasso il volume dell’autoradio, poi lo alzo di nuovo e così per circa 500 metri. Non riesco a trovare il giusto volume dello stereo, che prima è troppo alto, poi troppo basso. Abbandono l’idea di sistemare la portata dell’autoradio e comincio già a pregustarmi il caldo tepore di casa mia. Ora mai ci sono, mancano pochi metri, ma mi torna in mente che sono senza sigarette e che devo passare dal distributore automatico. Controllo gli specchietti, metto la freccia e faccio una super inversione a “U” da rapinatore anni ’70 su alfetta. Mi sento come in un incubo e la musica che esce dalle casse della mia C4 è ancora troppo alta. Ok, tiro un bel sospiro di sollievo, sono arrivato a destinazione! Scendo con fare rilassato e disinvolto ed una volta di fronte al distributore…. va tutto storto. Rimango quasi cinque minuti a fissare quell’aggeggio prima di capire che la lucetta delle “lucky strike” non è spenta perché il prodotto è esaurito, ma è semplicemente fulminata, mi cadono dalle mani due euri e si vanno a infilare proprio sotto  quella cazzo di macchinetta, in più senza che me ne accorgessi, dietro di me si era formata una sorta di micro fila composta da tre persone che mi guardavano decisamente in cagnesco.

Risalgo sulla mia citroen avvolto dalla più devastante delle paranoie. Potrei girarmi li, ma niente da fare, gli spazzi tutto ad un tratto si sono terribilmente accorciati. Decido dunque di girarmi in piazza. Ora la musica è troppo bassa e proprio mentre “sto a ciancicà” con la radio incrocio la macchina dei carabinieri. A quel punto... la PAAAUURA. La sento salire lungo la spina dorsale come fosse una viscida serpe. Anche se sto sudando come un maiale da monta, cerco di ignorare l’orribile dramma che si sta consumando all’interno del mio cervello e proseguo per la mia strada. Completo il giro e mi fermo allo stop che sta proprio di rimpetto al bar, dove tutti i più pettegoli del paese si ritrovano dopo cena. Senza pensarci accendo la luce all’interno dell’abitacolo per guardarmi il viso nel retrovisore, poi sposto il mio sguardo verso il bar e… cazzo! Sembra che stiano tutti guardando me. Sant’Iddio onnipotente! Se ne saranno accorti? Mi hanno scoperto! Centinaia di vibrazioni negative aleggiavano all’interno dei miei pensieri, ma perché?!

“Non così veloce Lorenzo, parti lentamente, altrimenti capiranno che hai qualcosa da nascondere, ad agio, piano piano”.

Comincio solo adesso a rilassare i muscoli del collo e delle spalle, ma ho ancora il cuore che batte come un tamburo ad una sagra giapponese. Sulle note di “creep (acoustic version)” mi accingo ad imboccare la via di casa, quando sento un’assurda musichina provenire da un punto non ben definito all’interno dell’auto. Dopo un pochetto capisco che è il mio cellulare che sta nella tasca anteriore sinistra dei miei pantaloni. Riesco ad estrarlo a fatica manco fosse EXCALIBUR e noto con spiacevole sorpresa, che il numero sul display non è presente sulla mia rubrica. Apro il flip e rispondo con un sommesso “sii”. Dall’altra parte una voce maschile pronuncia frasi a raffica in una lingua per me aliena, dicendo cose del tipo: ” è venuto ò portiere, vienesi a cà, nun te scurdà, a chi ce là, alibbàbà”, si insomma una roba del genere. Rimango in silenzio per cinque secondi, col dubbio che si tratti del solito scherzo di Fede, subito dopo invece, realizzo che il nostro amico partenopeo ha decisamente composto erroneamente il numero sul suo apparecchio. A questo punto potrei esordire con la solita frase di circostanza: “guardi… ha sbagliato numero”, ma rimango maledettamente incuriosito dal significato celato di quelle parole e senza pensarci troppo chiedo: “scusi… me lo ripete in italiano?”. Molto probabilmente il nostro amico non aveva tempo da perdere, quindi, una volta capito l’errore si congedò con il più scocciato degli: “me sung’ sbagliat” e riattaccò.

Del tratto di strada percorso, dal momento in cui ho posato il cellulare sulla plancia dell’auto, al momento in cui mi sono ritrovato sulla porta di casa, non conservo alcun ricordo, buio totale. Ricordo bene, però, d’essere entrato in casa col cappuccio della felpa sulla testa e d’aver fatto molta attenzione a non rivolgere la parola a nessuno. Senza togliermi né scarpe né giubbotto, mi sono buttato a peso morto sul letto, rimanendo a pancia in giù e con le braccia aperte.

La fase seguente, fu uno di quegli incubi introspettivi, diabolici e intensi. Un’ora o giù di li, di disperazione catatonica.

 Non c’è niente da fare, non ho più il fisico per certe cose.

 

 

Lorenzo Z.

 

 

 

PS:il contenuto di questo post è interamente frutto della fantasia dell’autore. Ogni riferimento a fatti, cose o persone è puramente casuale… forse.          

Non vedo l'ora che arrivi giovedì...

  • Dec. 13th, 2007 at 10:18 PM


                                                                             


So di essere stupido, ma non c'è niente da fare, quelli di SCRUBS mi fanno morire  dal  ridere.


Lorenzo Z.

PES Passion

  • Dec. 11th, 2007 at 12:58 AM

                                                                     



Guarda…. è inutile che ti nascondi dietro il comodino e nemmeno sotto il letto, perché io ti vedo. Esci fuori drogato e mostra la tua faccia a tutti. Come?! No, non ho una  web cam, ma è come se l’avessi. Conosco perfettamente ogni sintomo della dipendenza perchè una volta anch’io c’ero dentro fino al collo e ti dirò di più, io ero uno di quelli “all’ultimo stadio”. Per chi non lo avesse capito sto parlando ai PRO EVOLUTION SOCCER DIPENDENTI.

Adesso sono tutti lì che aspettano il messaggino dell’amico che li invita a casa sua per una partita o se sono i possessori della PS stanno sicuramente progettando una radunata di massa nella propria abitazione.

Se non ci hai mai giocato o ci giochi da solo, magari ti fai un paio di Master Cup così tanto per fare, non te ne accorgi nemmeno; vedi quell’oggetto semplicemente per quello che è, ma quando poi cominci a giocarci con un amico…. aia! Aggiungici che magari vi ritrovate in quattro giusti, che avete appena comprato il Multi Tape in società e che avete del fumo buono. Mettici che siete in una casa fuori dai coglioni senza nessun altro in torno e che l’arredamento è composto da: divano, tavolino, confortevoli poltrone, frigo, TV, PS1, PS2 e naturalmente videoregistratore; mescola il tutto per bene… ed eccolo qua! Il danno è fatto!

Ora quando non hai quel cazzo di Dual-Analog-Pad in mano, in pratica sei alla stregua di un vegetale. Ma quando il gioco è nel vivo, quando entrambe le squadre hanno vinto due mach ciascuna, quando nel  secondo tempo della bella siete uno a uno…. bhè,  raga, li nasce il degenero. Vedi cose a cui un umano non dovrebbe assistere mai, ad uno ad uno quelli che fino ad un’ora fa erano i tuoi migliori amici, si trasformano in stupide bestie senza controllo. Ho visto persone rotolarsi per terra dopo aver sbagliato un goal in pratica fatto, gente calarsi i pantaloni per mostrare le natiche all’avversario nell’intento di sfotterlo, occhi fuori dalle orbite, cori da stadio, insulti , bestemmie, parolacce di ogni genere e il brutto è che non ci metti tanto a renderti conto che tu sei come loro. Il che è interessante, perché puoi osservarti mentre ti comporti in quel modo spaventoso, ma non puoi farci niente.

Per fortuna io ne sono uscito senza riportare alcun danno permanente, ma vi assicuro che quest’esperienza mi ha segnato profondamente nell’animo.

Ragazzi di tutte le età, fin che siete in tempo, staccate le vostre mani dal JoyPad e uscite alla luce del sole, mollate quell’ assurdo videogioco che è frutto della mente di Satana in persona e trovatevi una ragazza, perché il viale che state percorrendo, aimè, non ha ritorno.

 

 

Lorenzo Z.

 

PS: Dedicato ai RAGAZZI DI BUENOS AIRES

                                                                                                                                 

Pezzi di vetro

  • Nov. 28th, 2007 at 10:21 PM

L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
nè acrobati nè mangiatori di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai.
Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
"è mia"; sottindente la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un pò di tempo fà che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l'uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai.



Francesco De Gregori

Mortal Noia

  • Nov. 25th, 2007 at 7:43 PM

Se credete che la vostra più grande paura sia quella di morire,  lasciatevi dire con tutta franchezza che vi state sbagliando. C’è qualcos’altro a questo mondo di ancora più oscuro, di ancora più tetro.

A metà tra un forte uragano e un manto immenso di sabbie mobili. E’ sempre stato il mio incubo peggiore ed ora che ne faccio parte mi sento ogni giorno più spento nello spirito.

Si avvicina lentamente come una viscida serpe, lentamente ti avvolge con le sue calde spire e sempre in silenzio, senza fare rumore, ti trascina giù. Non hai il tempo di accorgertene, tutti i movimenti avvengono in una forma apparentemente normale e quando distrattamente ti volti per vedere cosa o chi ti passa intorno ti accorgi d’essere in un tubo di plastica, senza via di scapo. Sembra incredibile da pensare, la stessa cosa che prima ti cullava dolcemente come una madre premurosa ora è diventata quell’orribile mostro che non ti vuole più far andare via.

Non serve urlare o sbracciarsi come osannati, nessuno ti può sentire, sei fottuto ragazzo!

Così in quest’ultimo periodo abbraccio la noia come una compagna e me la porto ovunque, ho provato a liberarmi, a seminarla, ma niente da fare è come un bravo segugio, trova sempre la strada di casa; mi sta svuotando e io glielo permetto.

Nell’attesa che la moderna medicina trovi rimedio a questo castigo, vi saluto con la stizza sul volto e con la bocca amara di chi non ha ancora trovato un bersaglio da centrare.

Pace, fiori e Cicciolina, alla prossima.

 

 

Lorenzo Z.

Da bambino volevo essere come lui

  • Nov. 17th, 2007 at 4:15 AM

                                                                              




Lorenzo Z.

Una donna per amico

  • Nov. 13th, 2007 at 10:37 PM

Nel ripensare a lei in questo momento, mi accorgo di come le persone possano cambiare senza accorgersene. Solo poco tempo fa il pensiero di non poterla avere mi faceva impazzire, era come se una mano m’entrasse nel petto e mi stringesse in cuore con forza. Condannato a camminare, lavorare e compiere tutti quei gesti quotidiani con un nodo alla gola. Continuamente, sempre, un incessante e martellante senso di soffocamento. Intere notti perse ad immaginare quello che poteva essere se e solo se…. la convinzione che l’unica verità assoluta fosse la mia e la mia soltanto,  il senso d’auto convincimento che, sicuramente, il destino prima o poi doveva per forza darmi ragione. Ma la ragione, in questo caso, non era schierata nelle mie armate e come avrete già capito io persi la guerra, se così la vogliamo chiamare.

Ora tutto questo mi strappa un sorriso, quando in un vuoto di soprappensiero, tornano quelle diapositive sbiadite, quell’immagini che sembrano lontane anni luce dalla persona che sono adesso.

Posso dirvi però, che nonostante sia passato del tempo e i miei sentimenti si siano rivoluzionati, mi fa specie, ancora oggi, starle vicino e non pensare neanche per un secondo al sesso, a non desiderare minimamente di darle un bacio; alcune volte ho come la sensazione che lei non sia quella per cui ho tanto sofferto, ma sia una sua immagine gemella. Mi sembra d’avvertire il vuoto di tutte quelle emozioni negative che prima desideravo ardentemente spegnere e che ora mi fanno sentire un fottuto masochista, perché quasi mi mancano.

Questa è senza dubbio la prova che, anche se i sentimenti non ci sono più, lasciano delle profonde cicatrici dentro di noi e che tante volte ci lasciamo sopraffare dall’abitudine e dalla pigrizia di cambiare, di guardare avanti senza voltarci.

Adesso sono molto felice di poter contare su di un’amica, ma non credo che in futuro, ripeterò quest’esperienza con un’altra donna.


Lornzo Z.

Lettera a Gabriele

  • Nov. 9th, 2007 at 11:19 PM

Ciao Gabriele,

come va? E’ gia passato un anno da quando sei partito. Non mi sembra vero; di solito quando penso a persone che non vedo più da tanto tempo o a fatti accaduti anche cinque o sei anni fa, ho sempre la sensazione di ricordare cose successe solo ieri; ma con te è diverso. Dio! Sono passati solo dodici mesi eppure, mi sembra una vita. Fortunatamente nel periodo che precedeva la tua partenza, ci siamo visti spesso e ci siamo salutati sempre dicendoci “ciao”. Tu non lo sai ma io oddio gl’addii.

Da quando te ne sei andato, non è che le cose siano cambiate più di tanto, anzi, non sono cambiate quasi per niente. L’unica cosa che manca sei tu.

Ah, poco tempo fa gli zii hanno riordinato il garage e risistemato il piccolo capanno dove tenevi gl’attrezzi. No, non ti preoccupare, non hanno buttato via niente o quasi, solo quello che non funzionava più o che era disperatamente inutile. I tuoi fucili sono ancora la, luccicanti nella loro vetrina… e forse… ecco, forse di quelli ce ne dobbiamo liberare, sai, la legge; non si possono tenere in casa così in una semplice vetrinetta. Anche casa di nonna è rimasta più o meno la stessa, non so ora, ma fino a poco tempo fa cerano ancora i tuoi “tutto sport” nel porta giornali e il tuo giubbotto sull’appendi abiti. A proposito, non mi dici niente della tua Juve che è tornata in serie A?

Sai, mi sento banale a dirlo ma… mi manchi. Le serate passate a cena a casa tua ad ascoltare tutte le tue storie seduti vicino al camino acceso, il vino e le tue famose anguille fritte e le sigarette fumate seduti fuori all’ombra della tettoia. A pensarci adesso fa strano, eh? Da un certo punto di vista sono anche contento, se ripenso a tutti i momenti passati insieme non mi viene in mente un rimpianto che sia uno. Solo in piccolo cruccio, se me lo permetti: mi sarebbe tanto piaciuto fare un ultimo giro in barca. Ogni tanto ci vado ancora con Giacomo, su e giù per vari canali del Po, come facevamo io e te tanto tempo fa. Ma non è la stessa cosa.

Senti… ora io ti saluterei… io e te non ci siamo mai detti tante parole, non ne avevamo bisogno e credo che anche stavolta non faremo eccezioni, vero?

Chi lo sa, magari un domani ci rincontreremo dentro un giorno perfetto; nel frattempo, mi raccomando, riguardati. Ti abbraccio forte, ciao.

                                                                   


                                         


Lorenzo Z.                                   

LE PASSANTI

  • Nov. 7th, 2007 at 10:39 PM

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.


F. De Andrè

FINALE DA CARDIOPALMO

  • Nov. 6th, 2007 at 9:56 PM

Ahh-ahhhhh-ah-ahhhhhhhh. Vogliatemi perdonare per questi gemiti da orgasmo mentale ma…e si! Finalmente il nome che tanto stavamo aspettando è stato pronunciato. ASIA.

Chi e Asia? Come chi è? Ma dove vivete!? Ok, se proprio non lo sapete ve lo dico io: è la nuova PUSSYCAT DOLLS. Gesù Cristo! Se penso a queste ultime otto settimane…. intere notti perse a rigirarmi nel letto, a pensare e ripensare a quale tra quelle ragazze  potesse avere i numeri giusti per entrare nel team più sgallettato(può essere inteso anche come termine dialettale) d’america , metri e metri di unghie rosicchiate nervosamente nell’attesa dell’ultima serata, quando finalmente avrei saputo il nome della vincitrice. Ragazzi che gran finale; la serata è cominciata con un’esibizione che comprendeva tutte e tre le finaliste, poi, le pretendenti al tanto agognato titolo si sono esibite singolarmente… e li, l’apice dell’apoteosi… solo a parlarne mi viene la pelle d’oca.

La giuria, nel decidere, era in grossa difficoltà. Si trovava di fronte a quella, che forse, era la decisione più difficile di questo mondo. Tutte e tre avevano un talento innato per quanto riguarda canto, ballo e presenza scenica, ma solo una poteva uscirne vincitrice. Finalmente dopo dieci infiniti minuti di pura suspance… quel nome: Asia!

A questo punto, e qui credo di esprimere anche il vostro pensiero, non posso esimermi dal ringraziare Mtv per avermi dato l’opportunità  d’assistere a quello che forse, rimarrà negli annali, come il contest più bello del millennio e quindi  mi sento di dire: grazie Mtv per averci regalato l’ennesima CAGATA storica. Grazie, continua pure a trattarci “col bastone e la carota”, continua a bombardarci con pubblicità progresso contro qualsiasi tipo di guerra in qualsiasi parte del mondo, continua a farci sentire in colpa per l’innalzamento globale del livello delle acque e poi dacci li colpo di grazia con questi semi reality da quattro soldi. Complimenti, complimenti sul serio, altri due format così e avrai raggiunto Buona Domenica.


                                                 




Lorenzo Z.                                                                         

ALCHIMIE DEL WEB

  • Nov. 4th, 2007 at 10:20 PM

Non vi è mai capitato di pensare al percorso che fanno le vostre parole in rete? A me si.

Prendendete ad esempio quello che sto scrivendo in questo momento. Tutto nasce da un pensiero, semplice elettricità, comune sinapsi tra neuroni. Dalla mia testa, questo pensiero cosciente cammina giù fin sulle spalle, attraversa le mie braccia fino ad arrivare alle mie dita. I polpastrelli convertono una complessa formula chimica in forza meccanica battendo sulla tastiera per poi ritrasformare tutto in byte con un semplice tocco del tasto sinistro de mouse. I byte viaggiano in una rete intricata di cavi e connessioni, fino a diventare colore, fino a sporcare i pixel d’un monitor che non è più il mio.

Da li, i vostri occhi, come fossero grandi porte trasportano un codice convenzionale all’interno del vostro cervello e tutto ritorna ad essere materia astratta, ancora elettricità, ancora sinapsi, ancora pensiero.

Se ci penso, tutto questo mi affascina e spaventa allo stesso tempo, a voi no?



Lorenzo Z.